FRI RISPONDE

Pubblichiamo regolarmente nella sezione „AAA” della APP / del Portale Associati un pdf con l’elenco delle scuole alle quali è stata inoltrata la diffida. Gli associati possono quindi verificare se la scuola da loro indicata è contenuta nell’elenco e segnalarci eventuali mancanze, alle quali poi poniamo subito rimedio.

Compilare la pagina con i propri dati e cliccare i bottoni di conferma significa fare la “firma digitale”.

Prima fa la diffida meglio è. Abbiamo letto dello scudo, il nostro team legale pensa sia molto difficile poter far avere ciò. Stiamo comunque osservando la situazione.

Non importa, inserisca pure due volte lo stesso nome del padre.

La diffida è un atto formale, non sta quindi al preside “prenderla o meno in considerazione”. Qualora il dirigente attuasse comunque regolamenti che danneggino la salute dei Suoi figli, Lei potrà procedere alle denunce formali. Il fatto che abbia ricevuto la diffida, aggraverà la posizione del dirigente, che non potrà dire di non aver saputo.

La diffida verrà inviata tramite lo studio legale (qualora opti per questa opzione) in maniera anonima e pertanto nel corso dell’anno scolastico potrà decidere, qualora lo ritenga opportuno, di far partecipare comunque suo figlio alla didattica a distanza.

La sottoscrizione tramite app riguarda soltanto l’invio della diffida e pertanto qualora si debba procedere giudizialmente occorrerà la firma di una procura alle liti con incarico al legale di procedere avanti il Tribunale competente.

Ogni illecito penale („sequestro di persona”) è sempre perseguibile indipendentemente dall’invio di diffida o meno.

Purtroppo non siamo in grado di offrire un servizio di consulenza legale gratuita telefonica. Mettiamo però a disposizione degli associati tutta una serie di strumenti legali di difesa sui vari temi di attualità (tampone, quarantena, mascherina, sierologico, scuola, vaccini, etc.). Questi strumenti vengono poi automatizzati – come ad esempio fatto per le diffide ai dirigenti scolastici – per consentirne l’uso agevole e praticamente gratuito a tutti. Stiamo infine approntando una rete nazionale di avvocati, che saranno a disposizione degli associati a tariffe convenzionate. Speriamo di averLa presto tra i ns associati (contributo libero, anche soli EUR 10).

Suppongo che lei non abbia firmato il patto. Dunque diffidi il dirigente con una pec scrivendo:

I sottoscritti sig.ri_________________genitori di ______________ frequentante la __________presso l’Istituto___________
vi diffidano formalmente, nel caso in cui il minore non si senta bene durante le lezioni presso il plesso scolastico, a contattare soggetti terzi rispetto i genitori sottoscritti o persone dai medesimi autorizzati. Essendo tale procedura in completo contrasto con la normativa vigente.
In caso contrario vi informiamo sin d’ora che provvederemo nei vostri confronti a tutelare le nostri ragioni presso le sedi giudiziarie competenti riservandoci altresì’ di quantificare ogni eventuale danno patrimoniale e non patrimoniale che verrà patito.
Tanto era dovuto.

Potrà convincere i genitori solo usando il buon senso e soprattutto che
non vi è alcun obbligo di legge che imponga ai genitori la sottoscrizione del c.d. patto di corresponsabilità ne di riflesso alcuna conseguenza sull’obbligo scolastico in caso di mancata accettazione.


Le c.d. linee guida scuola 2020-2021 ed il verbale CTS del 31.08.2020 non hanno valore di legge e comunque non sono in grado di modificare il quadro normativo e costituzionale previgente.La ratio del “Patto di corresponsabilità” introdotto con DPR 235/2007, all’art. 5 bis, è stata illustrata, nella nota introduttiva al decreto stesso, dall’allora ministro Maria Stella Gelmini: si mira a responsabilizzare studenti e famiglie, chiamandoli a siglare una simbolica alleanza educativa con l’istituzione scolastica, nel tentativo di arginare i fenomeni ingravescenti di bullismo e vandalismo all’interno della scuola


Il “patto”, dunque, si presenta come un mero accordo morale, concepito per rispondere a un’emergenza di carattere disciplinare ed esteso poi, in molti casi, a comprendere dichiarazioni di intenti in materia lato sensu educativa.
Purtroppo in concomitanza con lo stato di emergenza, siamo a riscontrare come tale accordo sia stato snaturato delle sue finalità originarie. Nella fattispecie viene utilizzato per impegnare studenti e famiglie ad assumere compiti di vigilanza e presidio sulla propria salute e a rispettare le misure organizzative e igienico-sanitarie predisposte, con la malcelata intenzione di stabilire una presunzione di colpa in capo al privato “contraente”

Tutte le volte che vi chiedono di autocertificare il vostro stato di salute potete adottare strategie diverse a seconda delle circostanze, ciò posto nel caso decideste di compilarlo e consegnarlo vi suggeriamo di aggiungere alcune postille:
1) dare atto che autocertificate nei limiti delle vostre conoscenze e competenze.
2) Ricordate che in ogni caso sarete responsabili qualora dichiariate il falso.
3) Dichiarare che prendete atto di non aver ricevuto alcuna informativa sul trattamento dei dati personali ai sensi del regolamento europeo n. 679/2016 con ampio e riservato diritto di difesa

Premesso che siamo i soliti a suggerire approcci graduali prima di avvrivare a formaizzare querele e/o esposti, mi sento di suggerire (qualora sia impossibile addivenire ad una mediazione con il dirigente scolastico) l’inoltro via pec della diffida che abbiamo pubblicato sull’app FRI sezione AAA, che ben potrà essere modificata secondo le sue esigenze.
Suggerisco altresì la lattura integrata delle newsletter n. 19 e 20. dopo di che se ritiene di formalizzare una denuncia per minaccia nei confronti del dirigente scolastico le chiedo di riflettere sulla tipologia di prove che può portare a sostegno: cioè prove testimoniali, documentali o audio e video.
Terrei inoltre a precisare che non esistono denunce penali cautelative.

Assolutamente no. È pensato per consentire ai genitori di una stessa classa di firmare per ad esempio mandare i loro figli tutti insieme a scuola senza mascherina, etc.

Come già scritto nella newsletter, sconsigliamo vivamente la firma del patto di corresponsabilità.
Invece, dovrebbe attivarsi con altri genitori della classe dei Suoi figli per firmare tra di voi il Patto di Responsabilità e Amore per i Figli, in modo da impegnarvi reciprocamente a mandare – ad esempio – i figli a scuola senza mascherina.
Inoltre, abbiamo appena prodotto uno studio, firmato anche da AMPAS/Medicina di segnale (935 medici), che dimostra come il COVID-19 non sia pericoloso per i bambini e nemmeno per gli adulti che li frequentano:

https://rinascimentoitalia.it/wp-content/uploads/2020/08/FRI_Scuola-e-Sars-Cov-2_studi_finale.pdf

Le consigliamo di inviare tale documento a tutti i genitori, insegnanti e dirigenti delle scuole frequentate dai vostri figli. Sarà per loro ben difficile argomentare che le nuove norme trovino giustificazione. Inoltre, tale documento sarà poi utile a livello processuale, quando dovrete cominciare a fare denuncia penale e civile contro i dirigenti e gli insengnanti che intendessero compromettere la salute dei Vostro figli.

Come suggerito dal nostro team legale:

(i) non firmi alcun “patto”
(ii) chieda gentilmente di confermare per iscritto quanto Le hanno detto (“dicono che se non presento tale documento mia figlia non potrà entrare a scuola”)
(iii) Lei ovviamente – immagino – porterà Sua figlia a scuola

Potrebbe essere ritenuta sufficiente anche una sola nel caso di genitori conviventi e non legalmente separati anche se a sommesso avviso della scrivente riterrei necessaria la duplice firma. Ad ogni buon conto suggerisco di non apporre alcuna firma. Nel caso di separazione genitoriale anche con affido congiunto ritengo necessarie entrambe.

Quanto al primo punto: sulla newsletter  è indicata dettagliatamente la procedura, quindi vi faccio rimando integrale. quanto al secondo punto, non conoscendo il caso specifico posso solamente dire che in caso di affido condiviso e trattandosi di un patto di corresponsabilità eccezionale, ritengo plausibile la necessaria firma di entrambi i genitori. ciò posto vale sempre la possibilità di adire il giudice tutelare per dirimere ogni conflitto da parte di ciascun genitore.

Egregio dirigente riservandoci ogni necessaria azione legale e giudiziaria in merito alla sua comunicazione allegata riteniamo non sia dovuta da parte nostra alcuna sottoscrizione e che sia del tutto illegittima una tale pretesa.

Il diritto alla scuola e’ sancito dalla costituzione italiana e pertanto ci indichi la fonte di diritto di una siffatta presa di posizione che vogliamo auspicare essere il frutto di un errore. Se al contrario si dovesse intendere la sua come una minaccia o una imposizione si renderà necessario con urgenza adire le competenti autorità giudiziarie. Si fa’ infine riserva si richiedere il risarcimento di tutti i danni patiti e patendi non ultimi quelli legati all’ansia al timore ed alla preoccupazione ingenerati dalla sua comunicazione.

Le diffide hanno avuto il compito di informare i dirigenti scolastici dei provvedimenti e della letteratura medica esistente. di seguito le linee guida

  1. non firmare il patto di corresponsabilità scolastico
  2. parlare con il dirigente (si suggerisce di prendere appunti durante il colloquio anche la registrazione vale a tal fine) illustrando a quest’ultimo le problematiche sottese al contemperamento del diritto allo studio e del diritto alla salute tenuto conto che questo ha un senso solo nella misura in cui lo stato di emergenza sia in vigore e con i limiti che sono comunque insiti al medesimo. Terminato lo stato di emergenza tutto tornerà come prima. Occorre sottolineare che qualsiasi danno arrecato dovrà essere risarcito. E qui si potrebbero aprire due scenari:

1) il dirigente acconsente a trovare un compromesso, sapendo bene che potrebbe tergiversare almeno sino al 31.10.2020 (in questo caso viene redatto un documento apposito, sulla falsariga di quello che sto scrivendo oppure quello che sto scrivendo oppure non viene redatto nulla sul tacito accordo che nulla verrà fatto).

2) il dirigente rifiuta qualsiasi compromesso allora si va allo scontro. Si aprono altri due scenari a discrezione di ciò che si sente di fare il genitore, tenuto conto dell’età del bambino, delle problematiche del bambino e di ogni altra caratteristica del bambino onde evitare eventi traumatici per il medesimo. Noi possiamo solo agire LEGALMENTE i risvolti sulla psiche del figlio devono essere valutati da ogni singolo genitore.

  • il genitore che decida di abdicare allo scontro a favore di altro istituto, la DAD o la homeschooling, preventivamente si faccia dichiarare dal dirigente che se non firmerà e non seguirà le regole imposte quest’ultimo prenderà seri provvedimenti, tipo lasciare il bimbo a casa. Magari si registra il colloquio in presenza, oppure si manda una mail….Questo punto ci serve per chiedere il risarcimento danni o per fare denuncia al dirigente.
  • andare allo scontro. A questo punto sarà il dirigente a prendere un provvedimento e noi agiremo di conseguenza.

 

Guardi nella sezione AAA della APP/Portale Associati, troverà il vademecum scuola con le indicazioni su cosa fare e le linee guida in alternativa al patto di corresponsabilità offerto dalle scuole.

Il protocollo adottato dalla società sportiva è illegittimo. 

Suggerirei delle diffide legali. 

I titolari della società sportiva sono responsabili penalmente e civilmente per i danni arrecati. 

Tutte le volte che vi chiedono di autocertificare il vostro stato di salute potete adottare strategie diverse a seconda delle circostanze, ciò posto nel caso decideste di compilarlo e consegnarlo vi suggeriamo di aggiungere alcune postille:

1) dare atto che autocertificate nei limiti delle vostre conoscenze e competenze.

2) Ricordate che in ogni caso sarete responsabili qualora dichiariate il falso.

3) Dichiarare che prendete atto di non aver ricevuto alcuna informativa sul trattamento dei dati personali ai sensi del regolamento europeo n. 679/2016 con ampio e riservato diritto di difesa.

Mandi una mail al dirigente scolastico in cui formalizza la richiesta ma al contempo le suggerisco anche di richiedere quanto segue:

Si chiede con la massima urgenza di ricevere le forniture delle mascherine chirurgiche e  le schede tecniche delle mascherine onde accertare materiali di costruzione, tipologia, infiammabilità, emissioni nocive, allergie ed intolleranze ed altre  eventuali controindicazioni, conformità alla legge e se si tratta di dispositivi in grado di proteggere dalla diffusione di virus e batteri.

Si chiede di conoscere se trattasi di dispositivi di cui  all’articolo 16, comma 2, D.L. 17 marzo 2020 n. 18, o di cui al D.Lgs. 24 febbraio 1997, n.46 o altro ancora. A seguito della presente, in caso di incidenti legati all’utilizzo delle mascherine o nel caso di insorgenza di sintomi suggestivi di patologie allergiche e/o asmatiche o di altra natura anche psicologica riconducibili a detto utilizzo, non potremo che ritenere responsabile la scuola per gli eventuali danni subiti.

Occorre partire, per quello che riguarda il quesito da lei posto, dall’articolo 1, punto 2, lettere u) e v), del decreto legge n. 19 del 2020 (convertito poi in legge n. 35 del 22 maggio 2020).
Queste due norme stabiliscono in generale, sia per le attività commerciali di vendita al dettaglio o all’ingrosso che per le attività di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande, compresi bar e ristoranti determinate prescrizioni.
DISTANZIAMENTO
per quanto riguarda la misura della distanza interpersonale minima di un metro, i gestori dei locali possono essere sanzionati solo se non hanno predisposto le condizioni per garantire il rispetto di tale distanza tra i clienti dei loro locali
Quindi, se all’interno dei locali il gestore ha garantito che la distanza interpersonale possa essere agevolmente rispettata (distanziando ad esempio i tavoli e separando le correnti in entrata e uscita), ma i clienti non la rispettano per una loro imprudente condotta, ad essere sanzionato potrà essere solo il cliente. Mentre sarà sanzionato il gestore se il locale non sarà stato adeguatamente organizzato per garantire che la distanza possa essere osservata.
MASCHERINA
Per quanto riguarda l’uso di mascherine, il decreto legge n. 19 del 2020 non parla mai dell’obbligo del gestore dei locali dove si svolgono attività di vendita al dettaglio o di ristorazione di far indossare dispositivi di protezione individuale (questa possibilità è prevista solo dall’articolo 1, punto 2, lettera gg) del decreto per i servizi di pubblica necessità tra i quali non rientrano le attività commerciali), mentre invece il vecchio Dpcm del 17 maggio 2020, non più in vigore imponeva lo svolgimento delle attività commerciali a condizione che sia assicurata anche l’applicazione dell’allegato 11 dello stesso d.p.c.m. che al punto 5 (applicabile appunto alle attività commerciali).
In definitiva quindi essendo non più in vigore il Dpcm 17 maggio 2020 si applicano solo i protocolli delle singole Regioni che impongono l’uso delle mascherine non solo ai clienti, ma richiedono anche ai gestori delle attività che lo svolgimento dell’attività nei loro esercizi avvenga assicurando che le mascherine siano indossate.
Pertanto è possibile che, in base norme regionali, se un cliente non indossa una mascherina venga sanzionato sia il cliente che il gestore anche se il decreto legge n. 19 del 2020 non prevede affatto un obbligo di assicurarsi che i clienti indossino le mascherine a carico dei gestori dei locali dove si svolgono attività commerciali di vendita al dettaglio e di ristorazione.
Rimane ancora in vigore l’ordinanza del ministro Speranza del 17 agosto che prevede l’uso obbligatorio della mascherina dalle 18 alle 6 (ll’aperto, negli spazi di pertinenza dei luoghi e locali aperti al pubblico nonché negli spazi pubblici (piazze, slarghi, vie) ove per le caratteristiche fisiche sia più agevole il formarsi di assembramenti). Non sono previste deroghe regionali, e le singole Regioni possono soltanto imporre regole più restrittive di quelle indicate dal Governo. La violazione della norma in caso di controlli comporta una sanzione che va dai 400 ai 3000 euro.

Suggeriamo di inoltrare un ulteriore diffida all’istituto scolastico ed eventualmente al provveditore.
Trattandosi di una consulenza specifica per il suo caso, se lei ritiene potrà provvedere direttamente uno dei nostro legali convenzionati.
Il costo della diffida è di circa 100 euro. Qualora foste più genitori potreste suddividere la spesa. 
In Veneto stiamo procedendo in questo modo. Più genitori con il medesimo problema si riuniscono e procedono insieme così i costi possono essere  ridotti e si fa un fronte comune.

La questione e’ molto complicata e non potra’ essere risolta dall’arrivo delle forze dell’ordine. Per le imprese private la cornice legale era in origine  lo statuto dei lavoratori . Ora e’ intervenuta la recente produzione normativa – (D.L. 23 febbraio 2020, n. 6, Dpcm 11 marzo 2020 [con, in particolare, l’art. 1, n. 7, che hanno introdotto questa forma di pseudo tutela dei luoghi di lavoro. Temo che se rifiutasse la misurazione della temperatura la dirigente le vietera’ l’ingresso. Lei lo faccia verbalizzare evidenziando che e’ disponibile ad autocertificare con la stessa autocertificazione che fanno sottoscrivere gli albergatori hai clienti 

Aggiungo di richiedere un modulo per la privacy circa il trattamento dei dati (a cui dovra’ negare il consenso) ed uno per il consenso informato circa la sottoposizione a quello che a tutti gli effetti e’ un accertamento sanitario non volontario. In questo caso neghi il consenso e vediamo che succede. Il suo casopuo’ essere una goccia nell’oceano ma anche e lo spero la piccola fiammella che daro’ fuoco alle polveri.

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Suggerirei di chiedere per iscritto (via pec) al dirigente scolastico il fondamento normativo di tale pretesa, rilevando di non essere un sanitario e chiedendo che si assuma egli stesso la responsabilità per eventuali cause che potrebbero profilarsi. Ad esempio, è questo è un caso di scuola, chi è responsabile nel caso il termometro fosse mal funzionante ed il minore venisse escluso…gli esempi possono essere molto copiosi. 

 

Nella newsletter #20 sarà fornito un vademecum sulla scuola in cui vi suggeriremo in via alternativa o cumulativa di a) offrire le linee guida in sostituzione di quelle offerte dal ministro Azzolina oppure b) qualora non vengano accettate diffidare la scuola.  Ad ogni buon conto suggerisco di inoltrare una richiesta di informazioni al dirigente scolastico in cui formalizza le perplessità di cui sopra ed evidenziando inoltre le seguenti: 

“Tra le misure di sicurezza e prevenzione predisposte dall’istituto che Lei dirige, una particolare enfasi è attribuita alle procedure di disinfezione e igienizzazione dei locali, delle superfici e delle attrezzature di uso comune, attraverso specifici detergenti ad azione virucida. È stabilito inoltre in capo agli studenti (oltre che al personale scolastico) il “dovere” di procedere a una frequente disinfezione delle mani attraverso appositi dispensatori di soluzione alcolica messi a disposizione dalla scuola. 

Con riferimento a queste prescrizioni, poiché sappiamo che la scuola tiene in precipua considerazione la salute e il benessere degli studenti e infatti, anche per legge, è chiamata ad assicurare un ambiente salubre e adatto alla permanenza protratta di soggetti in giovane età – dovendo rendere conto di ciò attraverso la redazione e il periodico aggiornamento di uno specifico Documento per la Valutazione dei Rischi per la salute e la sicurezza (art. 17 d.lgs 81/08) – ci preme sollevare l’attenzione Sua e di eventuali altri responsabili della sicurezza sui rischi connessi al contatto o alla ingestione/inalazione di sostanze tossiche, nonché alla applicazione continuata di prodotti potenzialmente nocivi per il microbiota cutaneo e il film idrolipidico della pelle 

Si deve considerare, tra l’altro, come nella temperie attuale sia particolarmente facile che le mani vengano portate spesso a contatto con il viso (occhi, naso, bocca), non fosse che per indossare o togliere la mascherina secondo le relative disposizioni.  

A seguito della presente, in caso di incidenti legati all’utilizzo dei detergenti e delle mascherine o nel caso di insorgenza di sintomi suggestivi di patologie allergiche e/o asmatiche riconducibili a detto utilizzo, non potremo che ritenere responsabile la scuola per gli eventuali danni subiti. 

Si chiede, inoltre, con la massima urgenza di ricevere le schede tecniche delle mascherine distribuite dalla scuola onde accertare materiali di costruzione, tipologia, infiammabilità, emissioni nocive, allergie ed intolleranze ed altre eventuali controindicazioni, conformità alla legge e se si tratta di dispositivi in grado di proteggere dalla diffusione di virus e batteri. 

In ipotesi negativa ovvero di inidoneità a proteggere a maggior ragione l’obbligo che viene imposto dalla Sua scuola  e’ ancor più illegittimo. 

Si chiede di conoscere se trattasi di dispositivi di cui  all’articolo 16, comma 2, D.L. 17 marzo 2020 n. 18, o di cui al D.Lgs. 24 febbraio 1997, n.46 o altro ancora. A seguito della presente, in caso di incidenti legati all’utilizzo delle mascherine o nel caso di insorgenza di sintomi suggestivi di patologie allergiche e/o asmatiche o di altra natura anche psicologica riconducibili a detto utilizzo, non potremo che ritenere responsabile la scuola per gli eventuali danni subiti.” 

 

Stiamo approfondendo l’argomento. Speriamo di essere in grado di fornire un’informazione precisa e corretta nei prossimi giorni. Onde evitare di dare indicazioni che possono rivelarsi controproducenti.
Potrebbe mandare una pec al suo titolare in cui chiede i riferimenti normativi in base ai quali le richiede i test sierologici esempio:
“Gent.mo dott./dott.ssa
Con la presente le chiedo la cortesia di indicarmi la normativa di legge cui lei ritiene di riferirsi nell’impormi obbligatoriamente l’effettuazione dei test sierologici.”

La confermiamo che non ci risulta introdotta alcuna norma di legge in tal senso.

Dovrebbe mandare una pec al liceo chiedendo di indicare la normativa di riferimento.

Imposti in questi termini:

“Buongiorno, a seguito della vostra comunicazione di segreteria con cui  mi informavate che mia figlia verrà sospesa da scuola nel caso in cui non venga sottoposta a vaccinazione, vi prego di indicare la fonte normativa cui vi riferite in modo che possa verificare con il legale che mi segue. Cordiali saluti”

Non ho letto nulla del genere, ma se gentilmente mi indica la fonte normativa a cui ha attinto posso dare un parere legale. Quanto ad un eventuale quarantena di classe, ho letto molti regolamenti scolastici ed in tutti quelli che ho avuto modo di analizzare è prevista la DAD. Infine suggerirei di risolvere i problemi mano a mano che si presentano.

Provvedimento disciplinare sicuramente. Occorre prendere la sua posizione per iscritto chiedendo al dirigente di valutare la sua come una obiezione di coscienza.

Non vi è alcun obbligo di legge che imponga ai genitori la sottoscrizione del c.d. patto di corresponsabilità ne di riflesso alcuna conseguenza sull’obbligo scolastico in caso di mancata accettazione.

Le c.d. linee guida scuola 2020-2021 ed il verbale CTS del 31.08.2020 non hanno valore di legge e comunque non sono in grado di modificare il quadro normativo e costituzionale previgente.

La ratio del “Patto di corresponsabilità” introdotto con DPR 235/2007, all’art. 5 bis, è stata illustrata, nella nota introduttiva al decreto stesso, dall’allora ministro Maria Stella Gelmini: si mira a responsabilizzare studenti e famiglie, chiamandoli a siglare una simbolica alleanza educativa con l’istituzione scolastica, nel tentativo di arginare i fenomeni ingravescenti di bullismo e vandalismo all’interno della scuola  

Il “patto”, dunque, si presenta come un mero accordo morale, concepito per rispondere a una emergenza di carattere disciplinare ed esteso poi, in molti casi, a comprendere dichiarazioni di intenti in materia lato sensu educativa.

Purtroppo in concomitanza con lo stato di emergenza, siamo a riscontrare come tale accordo sia stato snaturato delle sue finalità originarie. Nella fattispecie viene utilizzato per impegnare studenti e famiglie ad assumere compiti di vigilanza e presidio sulla propria salute e a rispettare le misure organizzative e igienico-sanitarie predisposte, con la malcelata intenzione di stabilire una presunzione di colpa in capo al privato “contraente”

Se le insegnanti vi hanno fatto una minaccia di tal fatta ed avete registrazioni e prove testimoniali potete procedere con una denuncia penale.

Si tratta comunque di un procedimento che sarebbe consigliabile venisse seguito da un legale.

FRI offre per gli associati un’assistenza di primo livello. Per questo motivo offriamo la pubblicazione di un numero elevatissimo di documenti giuridici e medici, offriamo la possibilità di rispondere a domande grazie a FRI Risponde. Inoltre, un nostro legale risponde sia via mail sia telefonicamente a molte delle domande poste che necessitino di una risposta urgente e concisa. Per consulenze specializzate stiamo lavorando per creare una rete di avvocati convenzionati che possano offrire un’assitenza mirata per ogni singolo caso. Purtroppo allo stato la convenzione non è ancora pronta stiamo lavoranto in tal senso, non appena sarà disopnibile verrà data indonea comunicazione.

Nei prossimi giorni pubblicheremo un elenco di avvocati convenzionati.

Purtroppo non siamo in grado di offrire un servizio di consulenza legale gratuita telefonica.
Mettiamo però a disposizione degli associati tutta una serie di strumenti legali di difesa sui vari temi di attualità
(tampone, quarantena, mascherina, sierologico, scuola, vaccini, etc.). Questi strumenti vengono poi automatizzati – come ad esempio
fatto per le diffide ai dirigenti scolastici – per consentirne l’uso agevole e praticamente gratuito a tutti.
Stiamo infine approntando una rete nazionale di avvocati, che saranno a disposizione degli associati a tariffe convenzionate.
Speriamo di averLa presto tra i ns associati (contributo libero, anche soli EUR 10).

Dipende di volta in volta, a seconda della città e della casistica.

È un processo in divenire, stiamo infatti convenzionando avvocati di mano in mano, anche sulla base delle richieste.

Purtroppo no, solo bonifico / carta di credito / paypal.

No, deciderà ogni associato se rinnovare o meno, sempre con contributo su base volontaria come per l’iscrizione.

No, solamente lo Statuto e la Carta dei Principi, entrambi pubblicati online.

Stiamo vedendo segnali che non ci piacciono. Speriamo ovviamente di sbagliarci, ma nel caso… saremo tutti felici di averlo fatto.

 

No, Sgarbi sta usando impropriamente il nome che è registrato in esclusiva per noi a livello europeo.

Ma non importa, noi siamo un’associazione civica di difesa delle libertà e diritti dei cittadini.

L’iscrizione minima è stata di recente passata da € 10 ad € 15, sempre quindi importo simbolico.

L’accesso all’assistenza legale di primo livello (documenti pubblicati, FRI Risponde) è gratuita per tutti gli associati.

Solamente l’invio anonimo della diffida ai dirigenti scolastici tramite PEC + studio legale costa ora una tantum EUR 30.