Ridurre significativamente la corruzione

Informatizzazione di tutti gli appalti pubblici. Creazione di un’Authority indipendente per l’approvazione ex-ante degli appalti più rilevanti.
Trasparenza online su bilanci e azionisti delle società partecipanti a gare d’appalto.

Riformare parlamento e legge elettorale

Ritorno ad un sistema elettorale che consenta la formazione di una solida maggioranza governativa e l’espressione di preferenze.

Il sogno europeo

Italia, Germania, Francia, non hanno alcuna prospettiva di duratura prosperità senza una forte integrazione federale nella Comunità Europea (leggi qui perchè). RINASCIMENTO ITALIA intende farsi promotore di un programma elettorale comune a tutti i paesi europei e volto alla creazione degli Stati Federali d’Europa.

“C’è stata un’evoluzione morale, in primo luogo un’evoluzione dei valori con l’esplosione dell’individualismo contemporaneo. C’è gran dibattito oggi tra i filosofi. Alcuni dicono che l’individualismo fosse forte anche un secolo fa. Io lo contesto. L’individualismo odierno porta le persone a ripiegarsi su se stesse. Ci aggiunga pure, lo dico da laico, il declino dell’influenza delle religioni. La maggioranza dei giovani pensa che noi siamo i soli maestri e giudici del nostro destino. Io credo che questa società stia cominciando a liquefarsi. Ed è una tendenza da combattere: poiché non rinuncio all’idea che noi non siamo soltanto noi stessi, ma siamo anche attraverso gli altri e apparteniamo a collettività e comunità, per volontà e per interdipendenza dei fatti, l’avventura collettiva ha ancora un senso. E cos’è il progetto europeo se non una bellissima avventura collettiva?…” (Jacques Delors)

Riformare burocrazia e giustizia

“Mediamente, ogni piccola e micro impresa spende 12mila euro all’anno per la burocrazia, con un impegno di 30 giornate lavorative”
158mo posto al mondo per la durata dei processi; una media di 1.210 giorni per recuperare un credito; 740 giorni per una causa di separazione; i tempi medi di definizione della giustizia italiana sono pari a sette anni e tre mesi in ambito civile e quattro anni e nove mesi nel penale. 1% di PIL (stima Banca d’Italia) perso ogni anno per il malfunzionamento del sistema giudiziario. La rinascita dell’Italia passa anche attraverso un coerente piano di riforme legislative e di investimenti tecnologici per snellire e rendere più trasparente – oltre che più vicina alle esigenze dei cittadini – Pubblica Amministrazione e Giustizia.

Quale futuro ci aspetta

La maggioranza dei cittadini europei non ha ancora compreso che le continue turbolenze sui mercati finanziari sono solo le campane di allarme sul Titanic che sta per scontrarsi con l’iceberg in arrivo.

L’iceberg in questo caso sono i 2,5 miliardi di persone dei paesi in via di industrializzazione (Cina, India, Brasile, Indonesia, ecc.), che stanno diventando la nuova classe media e quella affluente del mondo, a velocità impressionante.

Quando la gran parte di queste persone vorrà godere dei privilegi che noi europei diamo per scontati, come guidare l’automobile, mangiare carne, pesce e cioccolata, fare vacanze su una bella spiaggia e mandare i figli nelle migliori università, a che livello saliranno i prezzi di materie prime e risorse limitate?

Chi produce la nuova ricchezza avrà il denaro per accapparrarsi tali beni; americani ed europei pieni di debiti e senza crescita economica, né di popolazione, saranno costretti a risettare le proprie aspettative di benessere, qualità della vita e wealfeare. Non sarà per nulla facile, ancor meno per una popolazione di persone sempre più vecchie.

Inoltre, l’ “elefante nella stanza” è sicuramente l’innovazione tecnologica che crea macchine, robot ed intelligenza artificiale che aumentano la produttività sostituendo lavoro umano; questo – a parità di altri fattori – crea nel tempo disequilibri incolmabili tra domanda ed offerta aggregata. Che lavoro faranno 10 miliardi di persone, i nostri figli e nipoti?

Leggi il manifesto

Come terminare immediatamente la crisi

L’Italia, in situazione di avanzo primario e di ribilanciamento delle partite con l’estero, non ha bisogno di fare default o di uscire dall’euro – entrambe le soluzioni con conseguenze imprevedibili per la nostra economia. Il 65% del debito pubblico italiano è in mani nostrane, prevalentemente banche e rentiers ed ogni anno la spesa per interessi sul debito divora oltre 80 miliardi.

La legge italiana consente al governo di modificare unilateralmente scadenze e termini dei BTP; è sufficiente sostituire i titoli in mano italiana con titoli a dieci (o anche a 30) anni, con cedola interessi al 1%. I risparmi sugli interessi nel primo triennio ammonterebbero a circa € 120 miliardi, denaro con il quale finanziare spesa per investimenti produttivi insieme a investitori privati e istituti di credito internazionali – portando così il totale degli investimenti fino a € 400-500 miliardi. 

Tale ristrutturazione del debito italiano è stata suggerita anche dal segretario generale OECD.
Le banche italiane con i BTP in portafoglio soffriranno perdite a bilancio per via dei minori interessi incassati? In parte si, ma è l’ultimo dei problemi del Paese. Sono le stesse banche che invece di dare credito alle imprese fanno trading finanziario pagando l’uno per cento alla BCE per incassare il 4%-5% sui BTP. Questa crisi ci ha insegnato che banche e governi sono un tutt’ uno e che i contribuenti alla fine le devono salvare. Che vengano quindi ricapitalizzate dai loro azionisti oppure nazionalizzate, come hanno fatto USA e Germania. 

Tale soluzione può essere adottata nel giro di poche settimane, in maniera indolore. Gli investitori stranieri mantengono i loro diritti acquisiti sul debito italiano, mentre quelli nostrani per un pò di anni non incasseranno tutti gli interessi che si aspettavano. Allungare la scadenza del debito esistente e ridurre i tassi di interesse serve per interrompere la micidiale spirale negativa recessione-rapporto debito/PIL-tassi d’ interesse e per reperire in tempi brevi le risorse necessarie al rilancio economico ed occupazionale del Paese.

L’articolo 3, lettera c) del decreto del Presidente della Repubblica 30 dicembre 2003, n. 398 prevede già la possibilità per il governo di “procedere, ai fini della ristrutturazione del debito pubblico interno ed estero, al rimborso anticipato dei titoli, a trasformazioni di scadenze, ad operazioni di scambio nonche’ a sostituzione tra diverse tipologie di titoli o altri strumenti previsti dalla prassi dei mercati finanziari internazionali.”